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Il rapporto animale/famiglia è mutato negli anni ed è arrivato ad includere il cane o il gatto quale effettivo membro, amato e rispettato. 
E oggi, nell’emergenza Coronavirus, l’animale si sta rivelando essere un ottimo compagno in questa avventura della quarantena. Vivere con un animale da compagnia in casa, in questo periodo di fragilità, è un grande vantaggio. Tra le nostre pareti ci fa sentire meno soli, più forti, più utili, e ci permette di affrontare meglio ciò che sta avvenendo nel mondo. È un fattore positivo per tutta la famiglia, porta allegria e aiuta a superare gli inevitabili momenti di tensione e di paura. 
Si può affermare che il legame uomo-animale diventa protettivo, sia mentalmente che fisicamente. È una dipendenza emotiva reciproca genuina, che aumenta la nostra resilienza. Pensiamo che l’Anima Care Center di New York ha lanciato un appello per l’adozione dei suoi ospiti, al fine di rendere più sopportabile la dura prova psicologica della quarantena. Questa epidemia tiene tutti in casa, animali compresi, c’è più tempo per giocare, più tempo per le coccole (curative per tutti i membri della famiglia), meno tempo per sentirsi soli. Loro sono lì per noi, e noi dobbiamo esserci per loro. 
Se abbiamo dei cani giovani, o comunque abituati ad andare spesso a correre in campagna o nei parchi, dobbiamo tenere presente che anche la loro vita è cambiata, e cercare magari di intrattenerli con qualche gioco che permetterà a loro di sfogarsi e a noi di ingannare un po’ di tempo. Con l’ordinanza per il coronavirus , portare il cane fuori diventa spesso l’unica scusa per uscire legittimamente di casa, quello che per alcuni prima era un compito impegnativo, lasciato volentieri sulle spalle del membro della famiglia più disponibile, oggi diventa argomento di gara: tutti lo vogliono portare a spasso. Io mi auguro fortemente che questa nuova abitudine coincida con una presa di responsabilità verso la cura dell’animale di famiglia, anche magari da parte dei più giovani, degli adolescenti, o di coloro che avevano sempre un po’ cercato di sviare. Mi auguro che questa nuova abitudine non svanisca insieme all’ hashtag io resto a casa.
I periodi difficili sono sempre un’occasione per imparare qualcosa, la responsabilità verso il proprio amico peloso può sicuramente essere una di queste.
Come per tutti, anche per gli anziani gli animali di compagnia sono da sempre un bene prezioso, prendersi cura di un cane o di un gatto diventa spesso un modo per prendersi cura anche di se stessi, per restare attivi e sensibili, diventa un modo per non isolarsi. Il legame tra un anziano e il suo cane, normalmente dura da anni, ed è una fonte di amore commovente. Certo in questo periodo gli anziani vanno protetti. Anche se stanno bene, se hanno un cane è buona cosa che non si occupino loro stessi di portarlo fuori: parenti e amici si dovrebbero attivare in questa circostanza, forse addirittura i vicini di casa ( diventerebbe più semplice rispettare l’ordinanza per chi abita a lato). Sarebbe buona cosa che le persone più giovani, in un gesto di solidarietà come ne vediamo tanti in Italia in questo periodo, offrissero il loro aiuto nella gestione del cane a quei nonni che vivono magari troppo lontani dai parenti.
A livello nazionale e regionale si sono attivati numeri verdi per questo servizio, ma io penso che il buon cuore e la solidarietà di quartiere e vicinato possa a volte fare miracoli.
Più grave la situazione durante questa epidemia quando purtroppo per i nostri anziani si prospetta una ospedalizzazione o addirittura un decesso. In un attimo un binomio stretto e importante, quasi sacro affettivamente parlando, fatto da un anziano o da una coppia di anziani e dal loro cane, o dal loro gatto, viene spezzato per sempre. Questi animali strappati ai loro amati proprietari, al loro ambiente, alle loro abitudini, probabilmente sono animali anziani, sicuramente spaventati e disorientati. In base alla mia esperienza il più delle volte il circuito affettivo di parenti o amici che avvolgeva gli anziani si fa carico in qualche modo della cura degli animali che restano soli, o si preoccupa di trovare per loro una sistemazione adeguata. 
Non sono pochi però in questo periodo di strage pandemica, i casi di cani e di gatti anziani e soli che finiscono, nei canili. E se il canile, nonostante il lavoro egregio e splendido di addetti e volontari, non è ottimale per nessun cane, immaginiamoci per uno anziano, da sempre abituato ad avere una casa e un proprietario amorevole. La nostra clinica da sempre porta avanti campagne sull’adozione di cani anziani, in questo momento in particolare, come veterinario e come uomo mi appello a tutti coloro che vorrebbero fare qualcosa per questa tragedia che ha investito la nostra Italia. Tra le forme di volontariato anche questa può davvero fare la differenza.
Andate al canile e adottate uno di questi anziani e disorientati animali...non abbiamo potuto salvare i loro proprietari, curiamo con amore le ferite dei loro migliori amici, che sono rimasti soli.
Può sembrare un piccolo gesto...ma vi assicuro che non lo è.
Il coronavirus cambierà l’uomo, probabilmente almeno per un po’ di tempo, come pare sia sempre successo anche dopo le guerre.
L’essere umano si spoglierà del desiderio di buona parte del superfluo, per aderire ad un maggior attaccamento ai valori più autentici. Ed essendo il rapporto con gli animali, una delle parti più autentiche dell’essere umano, non potrà che averne un ulteriore giovamento.
Se quello che resterà insomma, sarà la parte più umana e solidale di noi, sicuramente i nostri amici animali ne saranno una parte importante.